vinicio.

sì, è un’ossessione.
sto leggendo il libro di capossela.
ed è meraviglioso.
zeppo, denso, spesso.
lo leggo spesso, in effetti.
ma non sempre.
tutto di fila poi perde di piacere.
perché gli devi stare dietro, assaporare tutte le parole, le sillabe, i suoni.
perchè forse sono proprio i suoni, che contano.
come ha spiegato nell’intervista a radio fegiz, in cui ha accennato all’accento (allitterazione volutissima) delle sue origini, il calitrano.
ha inizio la caccia alla storia di vinicio.

“Fuori il sole l’aveva vinta sul fango e la pioggia. Mi guardai allo specchio e finalmente mi accorsi che la faccia che avevo non era più la mia. Il viaggio e l’insonnia l’avevano prosciugata, smerigliata, tirata come cartapesta, tesa di rughe come un soffietto a zampa di gallina. Soltanto gli occhi ancora di ostinavano a brillare.”

raffreddore.

il cortisone mi ha fatto venire il raffreddore, come molti di voi già sanno.
quello che alcuni nn sanno è che giovedì ero in picchiata a cento all’ora, inseguendo in bici una pazza, armata solo di una maglia, e nonostante il sole pare che non facesse troppo caldo.
cmq, per i miei fantastici aficionados, per quelli che mi vogliono così bene che non mi insultano, quando gli canto a squarciagola carmen consoli alle due di notte, dopo sedici birre, beh, per TUTTI questi: amici, gioite, le mie canzoni sono su interneeeeeeeeet!
no, non tutte, ale rimani l’unico a detenerne il maggior numero. ce n’è una però che non è niente male, registrata una mezz’oretta fa con la voce roca e un unico microfono. praticamente imperdibile.
mi raccomando!

Life Logger

ho trovato un amico che potrebbe aiutarmi con l’upload delle canzoni.
un posticino dove puoi mettere quello che ti pare.
e lui te lo tiene.
figo.
peccato averlo scoperto solo ora, potevo farci pure il tirocinio:

Internships

We’ve got interesting, challenging, and sometimes surprising opportunities in store, and yes, it’ll be a real internship where you’ll be able to learn cool, useful stuff to better equip you for survival of scary future trials and tribulations. We’re talking internships, not “internships”:

  • Tailored to anything in the spectrum of LifeLogger: Web development, visual design, copywriting, QA, marketing & sales, tech support.
  • Not limited to college/uni grads – If you’ve got mojo & an entrepreneurial spirit, give it a shot!
  • We’ll absorb you into the heat of things, and not leave you in the copier room (because we don’t have one.

e va beh, mica si può aver tutto.

amici ho un lavoro!

no, okay, non è vero, non mi pagano (o sì?).
però è FIGHISSIMO!
di cose ne potrei dire una valanga, ma forse è meglio aspettare lunedì e il meeting effetivo, soprattutto perché sono un po’ stordita dal raffreddore, causato dalla immunodeficenza creata dal cortisone..sì, sono messa da far schifo. abbiate pietà.
cmq, nel caso mai vi interessasse, l’azienda è questa. (per i più filologi, wiki offre molte notizie sul nome scelto, Khamsa)

Fabrizio Càrola (perché non sono l’unica pazza)

ebbene sì, non me la sono inventata.
tutt’altro.
esiste da sempre.
ma da poco è stata riscoperta, sull’onda della bio-architettura.
ma questa cosa naturale incastrata nell’high-tech a me non piace.
e neanche a lui.
che infatti è andato a costruire, in Africa, bellissime cupole per l’aggregazione sociale.
cosa mai si potrebbe fare, di più utile?
(oltretutto ha inventato un metodo meraviglioso, quello del compasso, che permette anche ai più disorientati di piazzare ogni mattone sopra l’altro senza far crollare tutto)

qui a lato, il modello a scala reale della cupola costruita dal mio amico Lorenzo nel giardino della Facoltà di Architettura a Genova, sul modello di quella ideata da Càrola.

da qualche parte bisogna cominciare.

allora, io quest’anno devo fare una tesi. che poi non porto alla laurea, no.
da noi non funziona così.
scrivo una tesi di trenta pagine per un esame da due crediti.
vabeh.
ma siccome io sono anche più scema di quelli che hanno deciso quest’equivalenza, ho deciso di fare una tesi su una cosa che mi interessa.
ecco.
la terra cruda.
però.
però. la terra cruda non è un buon argomento per il signor Daniele Vitale. così devo camuffare l’argomento, e alla fine di un lungo processo mentale l’argomento è diventato (attenzione ladies and gentlemen) “Rapporto tra archetipo e vernacolo nell’architettura mediterranea“.
cheddite, fa abbastanza scena?
vabbeh, cmq. non sono proprio sicura che abbia senso.
l’idea è stata, la terra mi piace. ma perché mi piace? perché mi ricorda qualcosa di primordiale.
okay, ma succede solo a me?
forse no.
forse succede a molte persone.
forse rispetto a una fighissima e altrettanto fredda casa di vetro e acciaio, forse che questa terra ci dà una sensazione di calore, data dal colore, o dalla consistenza. dal fatto che puoi toccarla senza il rischio di entrare in contatto con qualcosa di cancerogeno, o semplicemente di freddo, spiacevole.
la terra è quasi sempre alla stessa temperatura, e se la quantità di argilla è sufficiente, è anche piacevolmente rossastra.

immagini comprensibili, le rimando alla prossima puntata. tutte le foto che avevo sembrano essersi smaterializzate.