io sono metà

Ti aspetto nel buio
ho l’abito rosso
stretto alle spalle
le scarpe sbagliate

non so a chi ti accosti
a chi stringi le mani
ma ovunque rimani

io sono metà

perle e cristalli
riunirsi in un filo
compagni di un unico giro
che insieme invecchieranno

non spegne l’inverno
non brucia il calore
per chiunque ti vuole

io sono metà

richiuderò gli occhi
nel gelo fontane
per quanto sian profondi
i tagli asciugheranno
mi tengo i tuoi segni
mi spetta il tuo odore
a chiunque ti vuole

io sono metà

(Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, “Io sono metà”, da “Musica Nuda 2”)

scappare.

cito da Non ci sono santi. viaggio in italia di un alieno.
di Gabriele Romagnoli.


” Non riesco a fermarmi a lungo in Italia. Non so barattare la serenità delle certezze con il dono dell’estraneità. E mi basta vedere un qualsiasi telegiornale per avere manifestazioni di allergia: al contenuto come alla forma. Una volta ho ritagliato da una rivista una pubblicità con questo slogan: “Non occorre che tu sappia da che cosa stai scappando per diventare un fuggitivo”. E con questo mi sono trovato un alibi. Tuttavia so da che cosa scappo.
Ho letto un articolo della Boston Review dal titolo: “La morale universale”. Sommario: “Ci sono dei valori innati condivisi da tutti gli esseri umani?”. Si parla di uno studio sui bambini condotto in Francia da Emmanuel Dupoux, usando filmati con attori umani. Trascrivo: “In uno di questi, l’uomo buono butta giù uno zaino da uno sgabello, aiuta una bambina che sta piangendo a salirci sopra e la conforta. Nel secondo filmato l’uomo cattivo butta giù la bambina dallo sgabello e consola lo zaino. L’esperimento è organizzato in modo che il pianto, la spinta e la consolazione siano simili in entrambi i filmati. Dopo averli visti i bambini possono scegliere se guardare l’uomo buono o quello cattivo, oppure avvicinarsi a uno dei due. A quindici mesi, tutti i bambini guardano di più l’uomo cattivo ma si avvicinano di più a quello buono“.

Ecco, io ho l’impressione che gli italiani non solo guardino di più l’uomo cattivo, ma gli si avvicinino pure, perfino con un certo entusiasmo, che l’esperienza delle fregature subite non vale a spegnere.

Dirò di più. Se avessi fatto il test, credo che avrei avuto la tentazione di guardare e avvicinare l’unica presenza bisognosa di appoggio: la bambina in lacrime. Tuttavia, ampliando lo spettro di possibilità c’è il rischio che il pubblico italiano, a milioni, si fissi piuttosto sullo zaino, almeno per vedere se contiene qualcosa di interessante. Sono anni ormai che nel programma televisivo di punta un tipo ci mette mezz’ora per aprire un pacco e scoprire che cosa c’è dentro.

E che cosa conterrà mai? “Un mondo di crimini, alienazione, apparenza”, soprattutto apparenza, “l’arroganza degli uni, l’umiliazione degli altri”. Un Paese che gioca con le illusioni, si convince di avere un futuro perché ha avuto un passato. E non si accorge del declino, che non è quello raccontato dalle cifre dell’economia. E’ nel sogno di scorta delle avvocatesse, nelle ricette balzane dei medici, nelle consapevoli bugie dei comunicatori, nel fatto che le prostitute siano spesso più oneste dei carabinieri, nel riparo all’ombra dei pregiudizi, nel tramonto di una generazione che fu più decente…

… Piero Gobetti morì in esilio a Parigi a soli venticinque anni. Credeva nella storia come processo continuo di libertà, in un impegno che anteponesse la legalità agli interessi particolari. Giudicò il fascismo “autobiografia della nazione”. Stiamo continuando a scrivere da noi la nostra storia. Chi ci dirige è uno specchio, benché talora deformante. Per cambiare l’immagine riflessa possiamo soltanto cambiare noi. Votarsi a chiunque altro sarebbe una preghiera al vuoto. Non ci sono santi.”

ripensamenti in dirittura d’arrivo.

“L’unica cosa certa con l’attuale sistema elettorale è che ogni voto in meno a Veltroni-Di Pietro-Bonino fa vincere Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico.
Questa circostanza matematica ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma le cose stanno proprio così.
L’alternativa è secca: salvarsi l’anima (con Bertinotti) o salvarsi da dodici anni di Berlusconi-Putin (con Veltroni-Di Pietro-Bonino). ‘Io, da buon materialista ed ateo, trascurerò l’anima’ “


Al voto, al voto! Istruzioni per l’uso

di Paolo Flores d’Arcais

Il 13 e 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questo sistema elettorale, che fa schifo, non a caso è stato definito «porcata» dai suoi ideatori, ma che deciderà – esso solo – la transustanziazione dei voti in seggi. Sarà bene rendersene conto, perché la tendenza spontanea in ciascuno di noi è di illudersi che il voto reale corrisponda al voto emotivo, morale, o comunque lo vogliamo chiamare.
Per capirsi. Tu voti per la lista Xz, perché la senti più vicina, o la meno lontana, o la più efficace nell’opporsi a ciò che più detesti. Nella croce che metti sul suo simbolo riassumi queste tue emozioni, e una volontà di lotta o di riduzione del danno. Ma il risultato matematico di quel tuo voto, l’unico che poi conti, potrebbe addirittura rovesciare il senso che al tuo voto hai inteso dare.
Il sistema elettorale «porcata» stabilisce infatti che alla Camera dei deputati una cospicua maggioranza assoluta vada alla coalizione che prende il maggior numero dei voti, quale che sia la percentuale ottenuta, magari anche molto inferiore al 50 per cento (più coalizioni e liste sono in concorrenza e più bassa può essere la soglia).
Nell’attuale situazione ciò significa che la coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico (ironicamente etichettata «Il popolo delle libertà») otterrà alla Camera la fiducia per un suo governo, con largo margine, se la coalizione Partito democratico-Italia dei valori (che per comodità chiameremo Veltroni-Di Pietro-Bonino, visto che nel Pd si presentano anche i radicali) otterrà anche un solo voto di meno.
Questa la realtà. Il resto è sogno, immaginazione, fantasia. E legittima, legittimissima rabbia, naturalmente. Perché questo sistema, da «porcata» qual è, porcate produce. Ma noi daremo senso concreto al nostro voto con questo sistema elettorale, non con le intenzioni che preferiremmo lo determinasse.
Perciò, quali che siano i nostri sentimenti, se contribuiamo a far avere alla coalizione Veltroni-Di Pietro-Bonino un solo voto in meno rispetto alla coalizione Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, avremo cooperato concretamente e irreversibilmente a cinque anni di governo Berlusconi seguiti da sette anni di Berlusconi al Quirinale. Abbiamo tutto il diritto di concludere che questa prospettiva non ci spaventa, che preferiamo dare un voto «emotivo» anche se questa ne sarà la conseguenza, non possiamo invece far finta di non sapere. Sarebbe disonesto, sarebbe immorale.
Al Senato le cose stanno in modo un poco diverso, ma assai meno di quanto non si speri.

I premi di maggioranza scattano su scala regionale anziché nazionale, ma scattano comunque, in compenso le liste «minori» devono raggiungere un quorum quasi improbo, l’8 per cento, al di sotto del quale tutti i loro voti valgono zero.
Torniamo all’essenziale, perciò: un solo voto di meno di Veltroni (e alleati) rispetto al Cavaliere (e sguatteri, Ciarrapico docet), e avremo mandato al potere Berlusconi per almeno dodici anni. Questa circostanza matematica (l’unica che conti per attribuire i seggi) ci manda in bestia, moralmente non vogliamo subirla, ma in realtà le cose stanno proprio così.
Sappiamo tutti che in larghi strati di cittadini democratici, e dunque antiberlusconiani, circolano due tentazioni. Annullare il voto (o non andare proprio), votare la lista arcobaleno di Bertinotti. Tentazioni comprensibili, che hanno dalla loro moltissimi argomenti.
Io stesso sul numero di settembre 2006 di MicroMega, dopo averli certosinamente elencati, concludevo: «Dobbiamo essere conseguenti: rifiutare come ormai indecente ogni ricatto del tipo “finirete per far vincere Berlusconi” e rispedirlo con disprezzo al mittente. Dichiarare anzi esplicitamente, solennemente, collettivamente, che se i partiti di centro-sinistra, attraverso l’azione quotidiana di governo e l’approvazione urgente delle leggi necessarie, non daranno soddisfazione a quel “cahier de doléance” minimalista che sono le richieste stranote in fatto di conflitto d’interessi, giustizia, pluralismo televisivo eccetera, non li voteremo più`. Anche a rischio che in questo modo vinca per una terza volta Berlusconi».
Ho cambiato idea. La nuova coalizione berlusconiana realizza infatti ormai, senza le sbavature e le crepe democristiane di Casini, un disegno populista eversivo di cristallina evidenza. Il fondamento antifascista della nostra Costituzione verrà spazzato via e irriso come un «cane morto», la morsa clericale e oscurantista su corpi, esistenze private e cultura celebrerà fasti medioevali, la libertà sarà intesa solo nel senso di un’inarginabile arroganza del privilegio, la tolleranza zero verso emarginati e senza santi in paradiso si accompagnerà alla impunità totale e opulenta per amici del governo e altri establishment, il controllo totale del sistema televisivo farà concorrenza alle più nere fantasie di Orwell.
Dopo dodici anni (almeno) di Berlusconi al potere, la democrazia italiana sembrerà gemella di quella russa di Putin. Del resto, non è Putin il leader politico con cui Berlusconi vanta la più intima amicizia e di cui canta i più ditirambici elogi? Putin è il suo modello, o forse Berlusconi pensa che sia Putin ad aver realizzato in Russia una «democrazia» sul modello di Berlusconi. Cambiando l’ordine dei fattori, il prodotto non cambia.
Immaginiamo, come possibile, che alla vigilia del voto lo scarto fra i due schieramenti sia minimo: 100 a Berlusconi-Fini-Bossi-Ciarrapico, 99 a Veltroni-Di Pietro-Bonino, cifre inferiori a tutti gli altri. Restano da conteggiare due voti, amico lettore: il tuo e il mio. Tu mi riassumi l’elenco di tutte le magagne (per atti ed omissioni) compiute dal centro-sinistra, e mi chiedi di votare perciò Arcobaleno. Se mi convinci, il risultato sarà dodici anni (almeno) di potere di Berlusconi, ma una decina (forse) di deputati in più per Bertinotti e Pecoraro Scanio. Sei sicuro di volere questo? Se sei sicuro, non c’è da discutere, è una posizione legittima e un voto con essa coerente.

Io penso invece che per le lotte che comunque dovremo fare (governo Berlusconi o governo Veltroni), su diritti civili ed eguaglianza sociale, informazione libera e pluralista e giustizia eguale per tutti, e via compitando il rosario ben noto, non è indifferente quale sarà il governo. Con dodici anni di potere berlusconiano rischiamo che per lottare democraticamente diventi necessario essere un poco eroi. E ti risparmierò la citazione di Brecht che conosci come me e come me condividi.
Oltretutto, per le lotte che ci stanno a cuore, nello schieramento di Veltroni troveremo degli alleati. Lungi da me fare il peana sul «modo nuovo di fare le liste». In questo stesso numero una donna siciliana, entrata nel Partito democratico con le famose primarie, racconta oltre ogni ragionevole dubbio come il motto del Gattopardo spadroneggi anche nel Pd di Veltroni. Ma alcune novità ci sono, nasconderle sarebbe disonestà e cecità.
L’accordo con Di Pietro, intanto, che entrerà nel Pd (e in parlamento) portando l’istanza della legalità. L’accordo con i radicali, senza pagare il dazio-Pannella, con tutto ciò che di laicità i radicali significano (doppio merito per Goffredo Bettini, dunque). Umberto Veronesi capolista a Milano, uno scienziato al servizio della vita e della libertà delle donne, e della libertà laica tout court (ha difeso, come dovrebbe essere ovvio, il diritto di ciascuno sulla propria vita, la propria sofferenza, la propria morte: il diritto civile all’eutanasia, insomma). La conferma di Ignazio Marino e della sua legge contro l’accanimento terapeutico, bloccata fin qui dall’accanimento teo-dem. Il ripensamento su Giuseppe Lumia, la cui lotta anti-mafia torna capolista in Sicilia (grazie anche a Ignazio Marino). E infine, last but not least, Pancho Pardi capolista al Senato in Toscana per l’Italia dei Valori. Il compagno che a piazza Navona Nanni Moretti indicò come il futuro leader della sinistra e che con Nanni continua a significare, per il milione e passa di cittadini di piazza san Giovanni, 14 settembre 2002, i girotondi, la loro festa di protesta, il loro ossimoro di moderazione intransigente per la libertà e la giustizia.
Il 13 e il 14 aprile non andremo a votare. Andremo a votare con questa legge elettorale. Non saremo liberi di esprimere intenzioni ed emozioni attraverso il segno sulla scheda. Il meccanismo della «porcata» deciderà il significato concreto, cioè vero, del nostro voto. Lo abbiamo discusso a sufficienza. Ciascuno dovrà ora decidere, senza fingere di non sapere.
Potremo salvarci l’anima, o salvarci da dodici anni di potere di Berlusconi-Putin. Io, da buon materialista e ateo, trascurerò l’anima.

(Da MicroMega n°2/2008, in edicola dal 25 marzo 2008).

Outside of a dog, a book is man’s best friend. Inside of a dog, it’s too dark to read.

Le freddure di groucho marx sono le uniche in grado di sollevare questo mio umore isterico di trepidante attesa..


“Eravamo in tre e lavoravamo come un sol uomo. Cioè due di noi poltrivano sempre.”
“Grazie, ho trascorso una serata veramente meravigliosa. Ma non è questa.”
“Il guaio dell’amore è che molte persone lo confondono con la gastrite.”
“In fondo ad ogni credenza c’è una verità. In fondo ad ogni salotto c’è una credenza. Questo dimostra inconfutabilmente che i salotti esistono.”
“L’intelligenza militare è una contraddizione in termini.”
“Non dimentico mai una faccia, ma nel tuo caso farò un’eccezione”
“Suono al conservatorio. Ma non mi aprono mai.”
“Questi sono i miei principi, e se non ti piacciono… beh, ne ho altri.”

manca poco

tra le tante, anche la scadenza elettorale.
un punto di riferimento per la raccolta (finale) di informazioni potrebbe essere questo, anche se il PD non riesce a convincermi.
la coscienza tende a impedirmi i disperdere il voto, anche se vorrei tanto farlo.
.

cosa dice moretti:



non lo so.
sono in un momento di sconforto. forse è l’età. insomma, uno ci può credere un paio di volte, che il suo voto serva a qualcosa, poi però la smette.
ecco, sinceramente, sono svuotata.
credo che vadano tutti mandati a casa, che ci sia la necessità di un anno zero della politica, in cui ricominciare tutto da come dovrebbe essere fatto.
politici che non si alzino gli stipendi ogni mese, che non abbiano otto portaborse e sei segretari, che non si facciano rimborsare l’aereo per andare dall’amante, che abbiano studiato la politica prima di farla e che siano costantemente aggiornati su quello che succede nel mondo. cazzo è il loro mestiereeeeeeeee!
chi di noi non è giudicato sul posto di lavoro?
perchè un politico non ha nessuno a dirgli come deve fare quello che fa, a fargli notare che rischia il licenziamento?
okay, può sempre cadere il governo, ma quelli dopo saranno identici.
per accedere al mondo politico bisogna solo essere imbonitori e leccapiedi..basta dire che alberto farà la domanda per diventare console italiano in Israele.
tristezza. tristezza e sconforto.