come una crema al cioccolato

forse suggestioni date dalla mia rinnovata solitudine.
forse una nuova pazienza, il ritmo che si adagia sulle cose.
l’attesa, in tutte le sue forme.
questo sembra risvegliare in me percezioni perdute.

l’odore della vaniglia, la superficie liscia di una tavolo di legno naturale, le curve sinuose di un vaso enorme, il cioccolato che si scioglie sulla lingua e le pause tra le parole di amos oz.

afrodite, isabel allende. l’amore vissuto e ricordato attraverso il gusto.

e poi i ricordi di baricco. il mio amato oceanomare. ne riporto qualche brano.

Posa la penna, piega il foglio, lo infila in una busta. Si alza, prende dal suo baule una scatola di mogano, solleva il coperchio, ci lascia cadere dentro la lettera, aperta e senza indirizzo. Nella scatola ci sono centinaia di buste uguali. Aperte e senza indirizzo. Ha 38 anni, Bartleboom. Lui pensa che da qualche parte, nel mondo, incontrerà un giorno una donna che, da sempre, è la sua donna. Ogni tanto si rammarica che il destino si ostini a farlo attendere con tanta indelicata tenacia, ma col tempo ha imparato a considerare la cosa con grande serenità. Quasi ogni giorno, ormai da anni, prende la penna in mano e scrive. Non ha nomi e non ha indirizzi da mettere sulle buste: ma ha una vita da raccontare. E a chi, se non a lei? Lui pensa che quando si incontreranno sarà bello posarle sul grembo una scatola di mogano piena di lettere e dirle -Ti aspettavo. Lei aprirà la scatola e lentamente, quando vorrà, leggerà le lettere una ad una e risalendo un chilometrico filo di inchiostro blu si prenderà gli anni -i giorni, gli istanti- che quell’uomo, prima ancora di conoscerla, già le aveva regalato. O forse, più semplicemente, capovolgerà la scatola e attonita davanti a quella buffa nevicata di lettere sorriderà dicendo a quell’uomo -Tu sei matto. E per sempre lo amerà.

Non è che la vita vada come tu te la immagini. Fa la sua strada. E tu la tua. Io non è che volevo essere felice, questo no. Volevo… salvarmi, ecco: salvarmi. Ma ho capito tardi da che parte bisognava andare: dalla parte dei desideri. Uno si aspetta che siano altre cose a salvare la gente: il dovere, l’onestà, essere buoni, essere giusti. No. Sono i desideri che salvano. Sono l’unica cosa vera. Tu stai con loro, e ti salverai. Però troppo tardi l’ho capito. Se le dai tempo, alla vita, lei si rigira in un modo strano, inesorabile: e tu ti accorgi che a quel punto non puoi desiderare qualcosa senza farti del male. E’ lì che salta tutto, non c’è verso di scappare, più ti agiti più si ingarbuglia la rete, più ti ribelli più ti ferisci. Non se ne esce. Quando era troppo tardi, io ho iniziato a desiderare. Con tutta la forza che avevo. Mi sono fatta tanto di quel male che tu non puoi nemmeno immaginare.

per voi

Pace non trovo e non ho da far guerra
e temo e spero; e ardo e sono un ghiaccio;


e volo sopra ‘l cielo e giaccio in terra;
e nulla stringo, e tutto il mondo abbraccio.
Tal m’ha in pregion, che non m’apre nè sera,
nè per suo mi riten nè scioglie il laccio;
e non m’ancide Amore, e non mi sferra,
nè mi vuol vivo, nè mi trae d’impaccio.
Veggio senz’occhi, e non ho lingua, e grido;
e bramo di perire, e chieggio aita;
e ho in odio me stesso, e amo altrui.
Pascomi di dolor, piangendo rido;
egualmente mi spiace morte e vita:
in questo stato son, donna, per voi.
francesco petrarca – Canzoniere – sonetto 134

la vie en noir

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino
Anche se è stato così breve il nostro lungo viaggio
Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni, 
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
eugenio montale

alone with everybody

The flesh covers the bone
and they put a mind
in there and
sometimes a soul

and the woman break
and the man drink too
much
and nobody finds the
one
but keep
loking
crawlig in and out
of beds.
flesh covers
the bone and the
flesh searches
for more then
flesh

there’s no chance
at all:
we are all trapped
by a singlar
fate.

nobody ever finds
the one.

the city dumps fill
the jnkyards fill
the madhouses fill
the hospitals fill
the graveyards fill

nothing else
fills.

anonymous submission.

charles bukowski

O me! O life!

… of the questions of these recurring;
Of the endless trains of the faithless-of cities fill’d with the foolish;
Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I, and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light-of the objects mean-of the struggle ever renew’d;
Of the poor results of all-of the plodding and sordid crowds I see around me;
Of the empty and useless years of the rest-with the rest me intertwined;
The question, O me! so sad, recurring-What good amid these, O me, O life?

Answer.

That you are here–that life exists, and identity;
That the powerful play goes on, and you will contribute a verse.

walt whitman – leaves of grass – 1850