dicevamo..

Ecco: a proposito di non avere niente da dire.
La velicotà di release delle applicazioni sulla rete è rapida, ok.
E io forse sono un po’ lenta.

Ma posso sempre scoprire che esistono nuove (social network) application perchè Bru ci ha sviluppato sopra?

Va beh: comunque.
Ho la scusa che non è il mio campo eccetera eccetera.
Che io stia davvero dietro all’architettura quanto lui sta alle nuove applicazioni (applicazioni? bah..) in fondo nessuno può saperlo e allora mi tengo l’illusione.

Ma comunque: l’aggeggio (inutile cercare di trovare gergo tecnico – non ne so un c.. ) in questione è WakeMe.at, sviluppato dal mio corrispondente londinese a partire da Dopplr.

Il primo pare essere una sorta di quaderno degli appunti su dove dovresti essere e quando. Il secondo è il suo progenitore: gli dici dove sei tu e dove sono i tuoi amici e lui se lo ricorda.

Warning: queste applicazioni (come avverte furbamente Dopplr) hanno davvero senso per chi viaggia più di 5 volte all’anno.
(ma se io ne viaggio 4? 4 e mezzo?)

sto ancora cercando di decidere se mi posso iscrivere ..

pigrizia

“[…] i motivi per cui abbiamo taciuto: vacanze e relativa voglia di fare un beneamato, […], nostra totale, indecente ma insindacabile tendenza a svicolare da ogni sorta di impegno, inclusi quelli che ci creiamo da soli.[…]


io sono così pigra che un post sulla pigrizia lo mutuo da questo.
mah: prima o poi tornerà la voglia di scrivere.
immagino.
forse.
mah.

scusa ero già a cinque con la mente.


Scusa, ero già a cinque con la mente, originally uploaded by Ishah*.

– Grazie dei fiori. Molto belli, non dovevi disturbarti, Maurice.

Uno, è gentile. Due, il tono della voce è rilassato. Tre mi dà del tu. Quattro mi chiama per nome.

– Cinque: come ti chiami?
– Cinque?
– Scusa, ero già a cinque con la mente.

cosa non si fa per lavorare

“Un’indagine milanese su 80 farmacie, citata di recente dal “Corriere della sera”, ha scoperto che nei primi sei mesi del 2008 rispetto allo stesso periodo del 2007 c’è stato un repentino aumento (12 per cento) negli acquisti di antidepressivi e psicolettici (medicinali atti ad attenuare la tensione mentale). Non solo. Un’altra indagine ha scoperto che il 7 per cento di lavoratori dipendenti di dieci grandi aziende milanesi ha fatto uso di droghe pesanti.”

fonte: Bruno Ugolini


tornare al lavoro, alla sveglia, la colazione, i mezzi pubblici, il cartellino.
poi la corsa in pausa pranzo per cercare di riposarsi il più possibile.
poi stringere i denti e vedere finalmente scattare l’ora della liberazione.
per poi tornare a casa e accorgersi di quanto il giorno successivo sia pericolosamente e incessantemente vicino.
in effetti: come uscirne?

con gli antidepressivi, rispondono molti.
io ho quest’utopia: riuscire a fare per otto ore al giorno una cosa che riesca a non farmi totalmente schifo così da evitare di essere psicologicamente demotivati.
sarà possibile?

la ricerca continua…

come in un film

“BART
Domande?

ANDREA
Centotrentasette.

BART
Risposte?

ANDREA
Venticinque.

BART
Quante positive?

ANDREA
Dieci.

BART
Quasi uno su cinque ti ha preso in considerazione, ottimo.”

ANDREA
Medicina dovevamo fare!

BART
Mh?

ANDREA
Abbiamo studiato, ci siamo fatti il mazzo per diventare persone serie anche con un certo spessore ma lettere non serve a un cazzo.

BART
Va bé ma medicina non và mica bene, a me coso – come si chiama – dottor Kildare mi è sempre stato sul cazzo.

ANDREA
Va bé però Woobinda non ti stava sul cazzo?

BART
No, Woobinda magari no, però lui non conta perché stava in Australia mica in ospedale.

ANDREA
Va be’… però aveva fatto medicina.

BART
Che cazzo ne sai che ha fatto Woobinda, quello cura i canguri!

ANDREA
Può aver fatto medicina ed essersi specializzato, non so, in veterinaria.

BART
Ma sentilo, adesso lui conosce tutta la carriera universitaria di Woobinda!”

BART
Il modem non va. Il telefono riceve ma non si riesce a chiamare. Ho il vago sospetto che ce l’hanno staccato.

ANDREA
Ho il vago sospetto che ce l’abbiano staccato.

BART
Ah, ce l’hai anche tu questo sospetto?”

ANDREA
Il problema non è leggere o meno Novella 2000. Il problema è leggere solo Novella 2000. Chi legge Harmony, così per svago, non è necessariamente un ignorante.

BART
No, Però è chiaro che si può sentire chiamato in causa.

ANDREA
E mi stanno sul culo quelli che fanno gli schizzinosi quando all’università, o sul treno, vedono uno che – che ne so – uno che legge Sorrisi e Canzoni TV.

BART
Anche a me, però a me stanno sul culo quasi tutti.”

pain d’épices

domenica pomeriggio.
corso como.
un giapponese si è addentrato impaurito, ha cercato la porta un attimo dopo.

dieci d’agosto: cos’altro ci si può aspettare?
milano vive di lavoro, anche se il clima oggi si fa godere.
in ogni caso ognuno ha scelto la sua meta estiva.
e milano è deserta.
così noi colleghi ci confrontiamo su argomenti culinari, introdotti dal pranzo offerto da un collega (uomo!) a base di torta di zucchine e carote. (io ho mangiato solo quella :P)
ecco. dalla ricetta il libro, dal libro l’acquolina..
dall’acquolina altra acquolina: visto che ancora non è ora di pausa pranzo.
nel frattempo mi sono fatta una cultura sui foodbloggers.

Segnalo: cavoletto di bruxelles con questa semplicissima ricetta francese

farina 300 g
farina integrale 200g
miele liquido 500g (umh…liquido?)
latte 25cl
lievito per dolci 1 cucchiaino
quattro spezie (cannella, zenzero, moscato, garofano) 2 cucchiai (si vendono anche già combinate)
semi di finocchio 1 cucchiaino (leggermente sbriciolati)
acqua di fiori d’arancio 2 cucchiai (in assenza si può lasciare a bagno nell’acqua fredda la buccia grattuggiata di un’arancia tarocco)
sale mezzo cucchiaino
granella di zucchero 2 cucchiai

Scaldare il forno a 150°
Portare il latte a ebollizione a fuoco basso.
Spegnere, aggiungere il miele e mescolare finché il miele non si sia completamente sciolto.
Versare le farine setacciate in una ciotola capiente, insieme al lievito e al sale.
Aggiungere le spezie poi il latte caldo e l’acqua di fiori d’arancio.
Mescolare fino a ottenere un’impasto omogeneo.
Rivestire una teglia da plum cake (o 4-6 teglie da plum cake mignon) con della carta da forno.
Versarci l’impasto, livellare, distribuire la granella in
superficie e infornare per circa un’ora, finché il pain d’épices non sia ben dorato
. Sfornare e far raffreddare.

buon appetito!


deliri domenicali

“il fancazzista in questione, dopo aver regalato a qualche – sicuramente losca – associazione benefica i 24000 dollaroni residui del suo fondo per gli studi, fatto a pezzi i propri documenti, abbandonato l’auto in preda ad un’inondazione e bruciato gli ultimi soldi, non contento di essersi trasformato in un essere lurido fin nelle ossa (memorabile scambio di battute con un amabile vecchietto che sarà, più tardi, maltrattato dal giovine delinquente: “vivo qui per mia scelta” “nella sporcizia?”) decide di darsi un nome d’arte in qualità di vagabondo. E sceglie Alexander Supertramp. E voi capite che deve schiattare, gli sta troppo bene.”

la sregolatezza pura, che non ha a che fare col genio, mi esalta.

il brano succitato è tratto dalle meravigliose recensioni senza pietà di Prima ti guardo poi ti Rovino, in particolare alla voce Storia di un giovane che sente l’urgenza di andarsene. e se ce lo mandassimo noi? – i miei complimenti, davvero –

la breve frase a commento è ovviamente tratta dall’immancabile – per noi neogenerazioni che cercano di avere con la realtà il minor contatto possibile – Santa Maradona, nella persona di Libero de Rienzo (wooo, wooo….bis!)

allora forse non sono scema..

…o magari sì, ma non lo sono nell’aver pensato di passare dal disegno di edifici a quello di softwares.
anche se, devo ammettere, la barriera tecnica mi è sempre sembrata consistente, mi pareva di trovare analogie ed un’ottima via di fuga in caso di intoppo nell’attuale sovraffollato campo dell’architettura (come se il software programming fosse meno inflazionato).

e invece no.
invece c’è uno che dice di averlo fatto.
e forse l’interscambiabilità degli ambienti può portare nuovi contributi ad entrambe le discipline.
who knows?


Almost no computer software is actually designed by ‘architects’ who sit in between the people who commission software and the people who build it. An architect takes requirements and re-interprets, adds, combines, eliminates and prioritizes them into a ‘holistic’ design rather than a collection of requirements. In software, feature decisions are usually made by marketing departments (product marketing people who create requirements documents, PRDs) who pass them to the engineering department. In architecture this would be like someone who wanted to a building going straight to the contractor. This happens with tract housing, and the result is crappy, like the vast majority of current software.

p.s.I really wish houses were actually designed by architects..