capaci di sorridere-

Prostituzione
LA CARFAGNA NER CASINO
L’ha fatto lei colla su’ legge !
L’antefatto
L’11 settembre il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge del Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna che punisce col carcere e con pene pecuniarie le prostitute e i loro clienti colti in flagrante sulla pubblica via. Una volta approvato anche in Parlamento, il reato di prostituzione in luogo aperto al pubblico diverrà legge ufficiale, mentre intanto ha già sollevato un gran vespaio di critiche dalle dirette interessate e da varie parti politiche, in particolare con l’accusa d’essere frutto d’un’ipocrisia perbenista che favorendo in realtà il racket della prostituzione finirà col far riaprire le case chiuse proibite dalla legge Merlin nel 1958. Anche perché la Carfagna, tanto per aumentare la confusione, ha dichiarato non solo che prova “orrore per chi vende il proprio corpo”, ma ha anche detto che la prostituzione in casa “non è legale e non è reato”.

L’ha bruciate per burletta le tappe, la Carfagna! Ministra a trentatré anni, e digià ner casino!

Tanto l’ha fatta piccina la ‘onfusione, colla su’ legge sulle puttane! Tutto un letià, ‘un ci si ‘apisce più nulla!

Lei a di’ ‘n mezzo di strada ‘un ci dovete più trombà, loro a risponde’ si tromberà su’ marciapiedi, no nemmeno lì n’ha ridetto lei, allora nell’usci hanno ‘nsistito loro, ma noi ‘un vi ci si vòle si son messi a sbraità l’inquilini, e noi allora cosa si deve fa’ hanno principiato a stronfià i crienti coll’uccello ‘n mano, ficcateveli ‘nculo n’ha detto ‘na vecchina che passava di lì coll’occhi perdifori, tantevvero ha chiamato la pulizzia:

– Correte, c’è pieno di fave ritte, ‘un si possano vedé!

– E lei ‘un le guardi! – n’hanno risposto loro, che già di ‘azzi per le mani cianno ‘ sua, figuriamosi se penzano a quell’artri!

No, mia per nulla, ma se ora devano arrestà anche le puttane prese ‘n fragrante come dice la Carfagna, chissà poi ‘ndove lo trovi ‘r posto! Le guardine sono piene, le galere traboccano, i tribunali ‘un cianno mani, Maroni ‘un ci dorme a ‘nventà onni giorno quarche retata nova di zingheri e di negri…

E tutto perché dice la Carfagna ora è doventata un’artra, ‘un se l’arriorda più di vando anche lei faceva i calendari porconi mezza gnuda, che anc’oggi basta andà su interne e ti ci sfai sempre dalle seghe!

Tantevvero l’«Associazzione Donnine Allegre Ma Che A Vorte Ni Gira Anche I Coglioni» ha rivorto un’interrogazzione urgente ar «Comitato Vabbene Pigliacci Per Ir Culo Ma ‘Un Siamo Mia Pisani» per sapé se la signora Mara Carfagna che ora “prova orrore per chi vende il proprio corpo” ha per caso studiato dall’Orzoline o se è stata una figlia di Maria o sennò una cugina di Teresa o magari un’amica di Sirvio. E ‘nzomma propio un ber casino, vai!

Che poi, approposito di casini mapperò quelli veri che la Merlì l’aveva chiusi ner cinquantotto, che a di’ ‘r vero le chiamavano case chiuse già da prima anche se erano dimorto aperte, dice vedrai ora le dovranno riaprì un’artra vorta di rincorza, se perdavvero le puttane ‘un potranno più lavorà all’aperto!

E dimmi te allora se c’era bisogno di fa’ tutto quer bailamme, colla legge della Carfagna! Bastava di’ che ‘r dové vedé sfruttà le donne per la strada fa male all’occhi, ner mentre sfruttalle ar chiuso fa bene a chi ci ‘ampa sopra anche coll’affitto delle stanze!

E sai, anche ‘r mercato ‘mmobiliare n’aveva bisogno, di ripiglià un po’ di fiato!

Mario Cardinali

what doesn’t kill me will make me stronger.

posto che più spesso che non mi viene voglia di fare un restyiling del sito, piuttosto che scriverci cose interessanti (suvvia, le due cose si equilibrano, in fin dei conti), eccomi qui a un livello tale di noia o forse di energia (energia? ho detto energia?) che non posso far altro che riversare pensieri acuti e indispensabili sui bit di questo blog (bei tempi quelli in cui si poteva ancora dire “pagine bianche” – senza pensare all’elenco del telefono..).

ed eccomi qui, reduce da quelli che ho contato essere diciotto giorni di lavoro consecutivo, con altri diciassette davanti eppure (pare) con ancora energie sufficienti da rovesciare qui pensieri e parole.

vero è che il martedì è un giorno facile, la settimana è ormai iniziata, e bisogna soltanto tener duro, la sveglia è stata clemente (8:30) e il negozio è deserto causa poco shopping infrasettimanale (e meno male!).

per quelli che ancora non lo sapessero, sto sperimentando una nuova forma di masochismo, che ritengo essere conosciuta alla gran parte delle mie amicizie produttive (tipo quelli che fanno un sacco di cose insieme): lavorare sette giorni su sette.
Che non vuol dire essere in proprio e decidere da sé quando e come lavorare (tsk, troppo fcile così), bensì alzarsi ogni giorno a un’ora diversa per andare a fare un lavoro diverso (o quasi).
il martedì negozio (oggi), sveglia alle 8:30, camicia pantaloni neri e clarks, anello, schiscetta passibile di riscaldamento in microonde.
il mercoledì ospedale, sveglia alle 7:00, vestiti pescati a caso, però anche una roba leggera che a pranzo al sole fa caldino. tutta roba che sia commestibile fredda come pranzo, ipod necessario per le due ore di viaggio (all’andata e al ritorno).
giovedì e venerdì uguale.

il venerdì sera posso fare tardi, vado a letto a mezzanotte, salvo rimbambimento il sabato mattina in negozio, con gli sciami di gente impazzita.
sabato sera nanna alle undici e la domenica è quasi festa. sono riposata e la gente è rilassata.
il lunedì è il vero trauma: il weekend di negozio si fa sentire insieme alla sveglia alle sette meno un quarto. che il lunedì è una specie di colpo basso mentre uno fa la posizione della montagna. ergo niente schiscetta, niente vestiti decenti, niente di niente. tocca uscire di casa in tempo per prelevare e fare tutti i biglietti settimanali per i trasporti che mi portano a monza.

inutile dire che in tutto questo trovo a mala pena il tempo per scaricarmi un po’ col nintendo wii e per fissare attonita brani di film che non mi sforzo nemmeno di capire.

what doesn’t kill me will make me stronger.

chi vincerà?

Nel mio modo trucido e perverso, mi sono rilanciata nel tunnel delle visioni cinematografiche.
Dopo una comprensibile pausa estiva, riprendo neuroni e voglia di alienazione e mi coccolo con storie altrui.
In particolare: Hackers e Il Settimo Sigillo.

Il primo, conquistato convinta da una specie di trappola: hey, io non c’entro nulla con angelina jolie.
In ogni caso una visione spassosa per chi ancora sorride ai ricordi della rete prima dell’esplosione.
Per chi nutre ancora verso il mondo di internet un affetto umano.
Per chi sa ridere di battute idiote e godere per i lieto fine (damn! spoiler!).

Il secondo, nulla a che vedere: arrivato sulla scia della mia prima destinazione estiva (Stoccolma) e della mia smania compulsiva di conoscenza, è piombato in un periodo in cui pareva che per lui proprio non ci fosse spazio. E invece.

Messo su una sera a cena tra le chiacchiere dei familiari e alcune virtuali di gente sparsa per il mondo, ha avuto un fortunato seguito domenica sera e si è concluso con un mio ottimo giudizio.
Attenzione però, che vederlo in due tranche forse è più facile che tutto d’un fiato.
In ogni caso, per essermi stato descritto come noioso e deprimente, si è rivelato piuttosto poetico e riflessivo.

Ma non è tutto, ora, per aumentare il grado di difficoltà (come se un cult movie anni novanta e un mattone esistenziale non fossero sufficienti) mi sono votata a Lynch.
Autore approdato al cinema attraverso la videoarte, non ha esattamente come obiettivo quello di compiacere lo spettatore.
Anzi.
I suoi film mi sono stati descritti come spesso privi di personaggi a cui affezionarsi e di una qualsivoglia costruzione narrativa della trama. No way.
Tu te ne stai lì, lo guardi, cerchi di raccogliere elementi sperando che prima o poi ti possano essere utili per qualcosa.
Io sto a due terzi di Mulholland Drive.
Diciamo che in questo caso la mia perversa tendenza a spezzettare film in più tranche non sempre temporalmente vicine (in questo caso distanti qualche mese, mi pare di ricostruire) trovano in Lynch un interlocutore degno. Più lui incasina la storia, più io incasino la visione.
E vediamo chi vincerà 😛