lend me your hand and we’ll conquer them all

how fickle my heart and how woozy my eyes
i struggle to find any truth in your lies
and now my heart stumbles on things i don’t know
my weakness i feel i must finally show

lend me your hand and we’ll conquer them all
but lend me your heart and i’ll just let you fall
lend me your eyes i can change what you see
but your soul you must keep
totally free

Mumford&Sons
Awake My Soul

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stream of consciousness

..riverrun, past Eve and Adam’s, from swerve of shore to bend of bay, brings us by a commodius vicus of recirculation back to Howth Castle and Environs

(…)

from: Finnegan’s Wake, James Joyce



Oggi in una conversazione sono stata tacciata di poca logica, e rielaborando il concetto mi è venuto in mente un movimento letterario di cui mi aveva parlato la prof di lettere in seconda media. e che allora mi aveva profondamente impressionato. e che ha probabilmente influenzato tutta la mia produzione scritta da allora. Il flusso di coscienza (o “stream of consciousness” in lingua originale) di Joyce o Virginia Woolf mi pareva allora l’apice della comunicazione,  il punto ultimo d’arrivo nella ricerca letteraria di trasposizione del pensiero.
oggi penso che forse una struttura mentale solida permette di utilizzare meglio i dati, nel tempo.
ma resto affascinata dal vortice di parole senza soluzione di continuità che è Finnegan’s Wake, ricordo quando, non avendone trovata una versione italiana in biblioteca, a sedici anni, avevo giurato di tradurlo io; e sorrido.


(in alto lo schema grafico che rappresenta la struttura circolare del libro)
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sperare o non sperare?

ecco io con i post sotto l’albero, e di fine anno, e di inizio, ecco, con quelle cose lì, poco c’entro.
però.
però quest’anno è cominciato proprio strano.
insomma, l’anno scorso a quest’ora ero con un amico ad accendere stelle di natale e bere whiskey in una casetta freddissima davanti al camino, cercando di bissare un primo dell’anno per niente convincente.
quest’anno non serve.
il mio capodanno è stato perfetto così.
e forse questo è il primo segnale di stranezza; perfetto, capito? mi sono divertita, ho mangiato bene, ero con persone che mi piacciono, ho ballato (BALLATO!), brindato a mezzanotte, senza botti e schifezze, solo col PepePepePepé della tv a manetta, con dei cani coccolosissimi in giro per casa, cantando e condividendo un momento speciale.
e dopo i casini di quest’ultimo periodo, ecco io proprio non me l’aspettavo.
e tutto l’affetto e la fortuna di questi giorni, insomma. boh.
cazzo, rischia pure che è un Buon Anno, capite?
io mica mi ci capacito. ecco.
che poi finisce che uno ci spera, insomma, ci crede pure, che potrebbero succedere belle cose e andarmi bene l’esame di stato e il lavoro migliorare e magari realizzarmi e poi anche trovarmi un posto nel mondo, tipo.
ma se poi finisce che non è così? se poi arriva il 19 gennaio e io scopro che quel dannato scritto non l’ho passato, che si fa?
insomma.
oggi è il primo giorno del duemilaedieci.
e io ho una manciata di dubbi, le tasche piene di belle emozioni, e in mano un anno buono buono per farci quello che voglio.
adesso capisco da che parte cominciare.
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