La mia Milano

C’è questa cosa bella. E’ un libro. Un e-book, per la verità.
E’ nato da un’idea di Sir Squonk, con il supporto de Lapaolina.
Ha avuto quest’idea guardando Milano, pensando a come Milano sia vissuta, a diversi livelli, da chi ci abita e da chi la visita. Da chi passa tutti i giorni in un posto e da chi lo vede per la prima volta. Che ci sia lo sguardo di chi ha ricordi legati ad un luogo e lo sguardo di chi invece scopre un posto per la prima volta. E che ci sia il racconto che può originarne, dalla visione di quel luogo. C’è anche il racconto inventato di chi il luogo non lo conosce e se lo immagina, ma questa è un’altra storia.

La storia di My Own Private Milano è quella di una serie di luoghi della città di Milano, luoghi pubblici o privati, luoghi particolari o comuni. Luoghi che sono descritti in un’immagine, che dice, di quel luogo, quello che vuole. E su questa immagine, interviene l’abitante, il milanese che collega quell’immagine a un ricordo, una conoscenza specifica, una sensazione conservata o risollevata.
Il progetto, nato su Friendfeed, è stato strutturato così: venti non-milanesi hanno portato foto della città, venti milanesi ne hanno scritto, a piacere.
Il risultato è scaricabile qui.

(a questo progetto sono stata invitata a partecipare anche io, il prodotto lo trovate a pagina 7)

NB: la meraviglia finale, l’ebook, con la grafica bellissima e tutto il resto, è opera di Nemo.

Il posto

Il posto è in mezzo al corridoio.
La valigia, sul treno, io ci ho anche pensato, ma non c’era proprio un posto in cui metterla.
Al piano di sotto la gente era tutta ammassata, anche nell’angolo dove poi c’è lo sgabellino a ribalta per sedersi, anche lì c’erano due tipi e quindi niente, sono andata di sopra.  E allora l’ho messa in mezzo al corridoio, cosi poi lo sanno tutti, che parto.
(e no, non è una vacanza vera, è una cosa piccola, una prova generale, come il campioncino regalo prima di comprarti il profumo intero, e qui poi i regali c’entrano anche)

a volte ritornano

è come quando vai in un posto che ti piace, che ci hai gli amici, e li saluti, gli amici, gli dici Ciao come va, oppure solo Ciao perché sono amici e non hai troppo bisogno di trovare gli argomenti, con gli amici non serve. ecco, qua magari una volta c’era anche gente che ci passava, e io avevo scritto un post, e allora lo leggeva, e allora tornava di nuovo, e c’era un altro post (eccetera per qualche anno). ora però, che son mesi che non scrivo, io ci credo che voi vi siete stufati di passare di qui e non trovare mai niente. io lo so che non lo fate con cattiveria, eh. che succede, a volte, che uno ci prova pure, ma la prima, la seconda, dopo un po’ dici che anche basta.
ecco, io vi capisco.

e però, io un blog ce l’ho e un po’ di sono affezionata. non che sia bello, no. non molto, diciamo.
però abbiamo fatto delle cose insieme, tipo, quando io ero in israele (che lo dico a tutti, che son stata in israele, ma è una cosa che mi è piaciuta un sacco, e poi c’entra con un sacco di cose, provateci anche voi, una volta) ecco dicevo, quand’ero in israele, lì di cose ne avevo da dire. hai voglia! a fiumi. ogni giorno era una cosa diversa, mille milioni di notizie sconvolgenti di cultura, politica interna, religione, le tre cose mischiate, poi un pizzico di pettegolezzo, di geografia, qualche foto, poi ancora tutto mischiato. era bello, ecco. almeno per me. e poi c’erano le persone che mi leggevano, allora.
e io non lo so se siete sempre voi, però quelli che mi leggevano era bello poi, che mi commentavano, anche solo per scrivermi Guarda che io ti leggo. cose così. (e comunque sì, adesso vado a sistemare le tag così tutte quelle cose di israele magari le ritrovate pure, voi che leggete, seppure siete qualcheduno e non soltanto il server di blogger)
ecco, detto questo.
io adesso, le cose, ecco, non è che non le faccio. sì, e però, son spuntati mille altri canali di comunicazione che a uno gli verrebbe da dire Uh che bello, la comunicazione! sì, è bella, però, quando ci hai troppi canali e un numero limitato di cose da dire (io non sono una molto interessante, ci avrò quelle tre o quattro cose da dire al giorno, mica di più) ecco, se quelle cose che hai da dire le spargi in giro nella rete in un sacco di altri posti (ad esempio i posti di quelle iconcine lì a destra) finisce che poi, un post, mica ti viene voglia di farlo.

poi le cose da dire ci sono, eh. però il tempo, ecco. il tempo che dicono che è relativo, sì. per me è relativo a quanta urgenza ho. cioè, se una cosa la voglio dire, e la voglio dire parecchio, e c’ho poco tempo, beh la dico lo stesso. ma se poi salta fuori un modo velocissimo di dire quella cosa, finisce che poi, ecco, il blog rimane vuoto e abbandonato.

però, povero blog, dico. ogni tanto bisognerà pure scrivere qualcosa di lungo. quelle cose che uno poi entra nel ritmo e magari non legge proprio tutto però gli piace come suona e allora va avanti.
ecco, a me mi piace un sacco quando le cose che leggo suonano. è per questo che spesso le leggo (so che voi – voi che non siete il server di blogger e che mi leggete – voi ve lo chiedevate, lo so). dicevo che ogni tanto bisogna scriverla una cosa che suona, come erano per me le cose di Saramago, i suoi libri. io li ho adorati tutti. che poi uno dice tutti e l’altro dice Esagerata! sì, va bene, non proprio tutti quanti, che il numero totale non so nemmeno se lo so, ma almeno quattro mi sono piaciuti tantissimo. quelli che non ti stacchi mai e li leggi sul treno, poi camminando, poi mangiando (si mangia più piano quando si legge, perché devi centrare la bocca con la forchetta senza guardare, e dicono anche che fa meglio, mangiare piano, quindi mangiate leggendo pure voi) dicevo, pure mangiando, mi leggevo Saramago, tipo Saggio sulla Lucidità o Le intermittenze della Morte, quella è roba che dovrebbero dare da leggere a scuola, una cosa di politica e di sociologia che altroché i Promessi Sposi (per il dibattito ci sono i commenti, son lì apposta). Vabeh, che è morto Saramago a me mi dispiace. Ci aveva pure il blog!
Ma tornando a noi: a me non è che le cose non mi succedono, hai voglia.
Tipo: ho passato l’esame di stato. Eh, direte voi, e a noi che ci frega? Magari niente, magari un pochino, visto che lo passa il venti per cento di quelli che ci provano e che senza di quello non puoi iscriverti all’Albo e praticare la professione (l’architetto, nel mio caso). E quindi vabeh, una buona notizia.
Poi è successo che ho cambiato lavoro, che non c’entra niente con l’esame di stato, o forse sì, le cose alle volte son collegate che uno mica se lo aspetta, e quindi ho cambiato lavoro. E sono in uno studio che mi ricorda un po’ quello in cui stavo in Israele (io ve l’avevo detto che c’entrava!) perché c’è un sacco di gente e si fanno le cose insieme e poi c’è l’aria condizionata altissima che mi vesto sempre con le ciabatte e i golfini. bella, soprattuto. ma la classe non è acqua. e io bevo birra.
poi son successe cose, di attualità, di politica, che da dire ce n’era e hai voglia. l’Onu che si accorge che in italia forse che forse le cose van monitorate un attimo, la ricostruzione a L’Aquila che stranamente non va proprio come ce la raccontano, e poi le mie cose, il lavoro vecchio che mi ha mollata dall’oggi al domani, il mio nuovo canale youtube, e poi, ragazzi, il MusiCamp. E l’avventura assurda e meravigliosa che è stato. Ma per quello ci vuole un post apposta. e meno male.

[hai voglia a dirmi, No, Non importa mica, perché ormai mi sento in colpa]

“Io son uno che spesso perde la pazienza. Non con uno in particolare, perdo la pazienza. La perdo e basta, e allora, quando ho perso la pazienza, son uno che non parla. Non con uno in particolare, non parlo e basta.”

Leggo: Cratete, Non so Leggere le Ore