Facebook, for godsake.

Allora. Questo è un post serio.

(sì, vabbe’, io ci provo.)

Da qualche giorno sull’internet si è propagata la moda di Quora. E vi giuro che vorrei non usare un termine così fazioso e dispregiativo, ma non saprei come altro definirla. Mi è successo di leggerne in twit di un paio di contatti, ho commentato un thread a riguardo e il mattino dopo avevo due inviti nella casella di posta. (La rete è anche questo.)

Io mi ci sono iscritta, collegando l’account twitter. Poi ho cominciato a spulciare in giro. Ho aggiungo un paio di persone che conoscevo. Ho cercato argomenti che potessero interessarmi. Subito mi ha colto la diatriba sul ruolo di Friendfeed e sulla sua sorte, sullo stato di sviluppo e l’identità degli investitori e degli operatori.

La differenza col Social Network succitato è stata lampante. Su Quora non c’è ironia, sarcasmo, simpatia, divertentismo. Quora è una cosa seria.

E questo non lo rende più noioso; semmai, molto più interessante.

Dopo averlo sbirciato nei ritagli, sul lavoro, non sono riuscita a commentare né rispondere a nessuna domanda. Perché su Quora bisogna concentrarsi. Lo scopo che mi è parso di dedurre è quello di fornire risposte argomentate a domande ben esposte, creando quindi un luogo di informazione e di confronto. Ma soprattutto di informazione.

Questa è la differenza. Quora non è un social network.

Non nasce per mettere le persone in contatto. Nasce per creare dei contenuti sulla base della cooperazione e del confronto.

E m’è venuto da pensare che forse c’è gente che ha pensato di farlo anche su Friendfeed, che ogni tanto ci prova. E che noi cazzari forse dovremmo andarcene su Facebook.

Fonti aggiuntive sull’argomento:

iMedia Connection – What Quora tells us about digital marketing

Duemileun-dici?

Il rischio di mangiare la qualunque è quello di passare la prima sera dell’anno a fare avanti e indietro dal cesso.

Fortuna che il mio è bellissimo ed è un piacere andarci.

Solo che non so bene che razza di presagio sia sull’andamento dell’anno incipiente.

In ogni caso il cenone era stato superleggero e poi si era anche ballato quindi stamattina mi è sembrato doveroso buttar giù qualsiasi cosa mi fosse presentata davanti. Stamattina, sì, ovvero quando mi hanno forzatamente buttato giù dal letto per accorrere con molto entusiasmo al SUPERPRANZO d’inizio anno.

Perché, non lo fate anche VOI?

Eh, immagino di no. una persona normale dopo il CENONE (che si chiama così appunto perché si mangia UNSACCO e per MOLTO TEMPO) ecco, dopo aver ingurgitato un’enorme quantita di pasce carne insaccati, salse, salmone, lasagne, panettoni, fruttesotiche e chissà cos’altro avranno pensato le vostre menti perverse, dopo tutto ciò, un individuo di un accettabile autocontrollo vorrebbe non mangiare MAI più.

Noi invece no. Tsk. Troppo facile. Mangiare il MONDO INTERO e poi fare magari un’insalatina nel pomeriggio? Se, vabe’, e poi? La libertà d’espressione?

Nonono. Non ci siamo capiti. All’una tutti a tavola che si comincia cogli antipasti, poi la pasta al salmone, le alette di pollo, il capitone fritto, le puntine di maiale, la fiorentina, le chiacchiere, il pandoro. E alla fine, fuori luogo, tanto superfluo da essere indispensabile, l’adorato DATTERO ripieno di mascarpone e noce. (il cui mascarpone devo ringraziare per questa lunghissima serata)

E vabe’. come si dice: basta che l’umore sia alto (non si dice? e perché non si dice?).

E il mio umore è alto perché di questo capodanno avrò un paio di ricordi bellissimi: una cena preparata tutti insieme, il trenino in giro per casa coi miei fratelli scemi, il falò con le dispense dell’esame, il Taboo alle tre del mattino e la commedia americana sul divano sotto le coperte.

Grazie a quelli che c’erano. Buon anno a voi.