La gloriosa rinascita del peperone ripieno.

Una decina di giorni fa un paio d’amici miei hanno voluto creare un foodblog, che adesso è molto di moda, però hanno deciso di metterci dentro delle storie. E questa è la mia.

 

 

Quando ho compiuto 25 anni ho voluto fare una festa – cosa c’entra coi peperoni? Diranno i miei stolidi amici, ebbene c’entra moltissimo, giacché quella che vado a narrare è la lunga storia dei peperoni ripieni alla Roiella. I peperoni ripieni hanno in sé quella giustezza che solo il verduro maschio può contenere, e un interno di grande contenuto che altri verduri non si azzarderebbero.Ebbene quel lontano 24 luglio (segnatevelo, è impo) la giovane ma ormai adulta Roi decise di preparare per sé e per alcuni selezionati amici talune prelibatezze culinarie tipiche delle brave massaie, al fine di convincere anche i più scettici che ella fosse donna a tutto tondo. Si prodigò quindi la fanciulla (che poi sono io) nella preparazione meticolosa di una classica lasagna al forno (balsamella included), dell’hummus di tradizione israelita e d’una Sacher di rara prelibatezza e poi fu colta da un dubbio. Tentare o non tentare la preparazione d’un nuovo e azzardato prodotto cuciniero, una prova d’artista e insieme grande affermazione d’abilità? L’audace fanciulla ci si provò.

Percorse le sudate carte alla ricerca d’una preparazione che potesse altresì prestarsi alla consumazione non istantanea, che s’adattasse ad essere gustata nelle dimore bucoliche ove il rito andava a prepararsi il convito.
Fu ella sedotta dal desiderio di rendere omaggio alla nobile solanacea, dal progetto di premiarla e altresì esaltarla e farne gustare le polpe delicate ai suoi commensali.
Il destino infausto le suggerì un risotto formaggioso, il quale presto si rapprese e raffreddandosi divenne ottimo per il fissaggio di alcune mensole traballanti. Fortuna che alla festa non mancava il vino.

Memore di tale sventurata occasione, la ragazza mai si sognò neppure lontanamente di cucinare mai più alcunché di ripieno, finché non incontro delle piccole zucchine tonde ed ebbe come un’epifania. Lei avrebbe riscattato il tristo pepperone nella gloria del forno. La signorina zucchina avrebbe lei stessa sacrificandosi all’uopo vendicato la dignità ripiena d’altre verdure tradita. Così fu fatto: la zucchina fu riempita di carne trita, a seguito dello sbollentamento, e grande fu la maestosità e il successo della prova. Forte di quest’esperienza, io, che sono la fanciulla, mi volli lanciare in un nuovo azzardo. A qualche anno di distanza dagli episodi or ora narrati mi ritrovai in un frigo brulicante di verdure in fin di vita e come sempre alle dieci di sera mi apprestai al sovvertimento della cucina, con buona pace di quello che mi sta appresso.
L’ispirazione mi aveva colto al mattino e io l’avevo rifiutata, poi accarezzata, e infine abbracciata al suon di “ma a me chemmefrega!”.

Lavai, allora, li signori peperoni rossi, li posi in pentola a sbollentarcisi, dopo qualche minuto (il tempo di cercare una playlist adatta su youtube) li levai e cercai di levar loro la pelle, invocai lo signore per via di quanto cazzo scottavano, poi mi rassegnai e mi dedicai al ripieno.
Codesto voleva essere a base di pane, essendo che non tenevo manco un poco di carne trita, coll’unione di un po’ d’ovo a e di una certa signora scamorza che il mio uomo compra sperando di mangiarsela e io gli faccio regolarmente sparire.

Unito quindi il composto in un piatto fondo, previo sbattimento di uova, vi si aggiunga a piacimento la maggiorana (che i liguri mi dicono essere ottima nei ripieni verdurieri) salepepe com’al solito; si proceda quindi a disporre li peperoni tagliati a metà (levate i semi) su di una casseruola oliata, ove li peperoni andranno imboccati a cucchiaiate del composto preparato – mi raccomando a raso ché l’uovo in cottura si dà delle arie.
Visto che mi seccava di accendere il forno per tale fallimentare progetto (è importante partire ottimisti) misi la casseruola sul forno un po’ alto e quivi ce la lasciai finché non mi ricordai di avercela lasciata.

Il risultato (gustato il giorno successivo) fu tale e tanto che la dignità del peperone ne uscì rinata, ma che dico rinata? Rinata.

 

[post originale qui http://www.bruttochef.it/la-gloriosa-rinascita-del-peperone-ripieno/ ]