Sono le quattro meno dieci.

Shh.. piano…non lo svegliare… piano ho detto.

Io adesso, mentalmente, sono lì.

Sono le 4 meno dieci. Sono in studio, sono le 4 meno dieci e come al solito non ho ancora cominciato a fare un cazzo.
Sono in studio sono le 4 meno dieci e regna un silenzio tombale e io come al solito non ho ancora cominciato a fare un cazzo.
Stamattina tra l’altro (cosa mi sarà preso?) sono arrivata alle nove e un quarto. Le nove e un quarto. Lo ridico? Le nove e un quarto. Praticamente alle undici e mezzo avevo già prodotto il Pil annuale del Messico (vabe’ non è che potevo dire la Cina!) e volevo già tornare a casa. Poi vabe’, dici, pranzo, massì, mangio qualcosa, però qualcosa di buono, checcazzo, che sono a casa da tre giorni a mangiare minestrina (non è vero! ieri ho mangiato i moscardini colle patate ma voi non lo sapete!), dopo tre giorni di malattia ci vuole una cosa sostanziosa, una cosa che tiri su, voglio dire, per affrontare questa lunga giornata mi servono energie! Presto!!
E poi l’ho fatto: sono scesa al bar e mi sono fatta sedurre dalla cotoletta con la mozzarella filante e i pezzetti di pomodoro. Sì, quella leggera. Quella che ti servono con un chilo di pane. Quella che senza pane è praticamente impossibile mandarla giù. Quella col peso specifico del piombo. Quella.
Poi ho sacrificato il mio pompelmo rituale, squartandolo in pezzi grondanti, per soddisfare il mio fabbisogno di vitamine (eh, oh).
E ora, incredibilmente, sono in modalità risparmio energetico. Ma così risparmio che quando mi sono girata per rispondere al capo che mi dava alcune commissioni da fare lui se ne era già andato.
Dopodiché, graziealcielo, si è chiuso nella sua stanza.
Sono in studio sono le 4 meno dieci, regna un silenzio tombale, il capo è chiuso nella sua stanza e io come al solito non ho ancora cominciato a fare un cazzo.
Quindi tutti zitti per favore non fate rumore altrimenti si sveglia.