“L’isola petrosa, ulivi e armenti sopra ogni collina” – parte 1

Quest’estate ho fatto una vacanza bellissima. Sono partita da sola con lo zaino e ho volato sul mio primo volo di linea dopo anni, sono arrivata ad Atene dove la metro ti porta in centro, sono scesa dalla metro, ho alzato gli occhi e ho visto l’acropoli. Ad Atene, ovunque sei, vedi l’acropoli. Nello zaino c’era parecchia roba perché sapevo di dover passare qualche giorno in città, qualche altro in moto, poi un po’ di tempo al mare, sull’isola, a nuotare. Pieno ma non pesante. L’ostello che avevo scelto si è rivelato fantastico, in una di quelle zone centrali (Psirri) che son state degradate negli anni Ottanta, poi risollevate dalle mode dei Duemila, e ora sono finalmente lasciate in pace, con qualche bar un po’ scrauso e qualcuno un po’ meno, un parcheggio per auto a pochi soldi e qualche matto ubriaco che si trascina sull’asfalto tipo serpente.
L’ostello ha una hall molto carina e i letti a castello di legno ikea, ma soprattutto persone di ogni razza e religione, che era un po’ lo scopo del viaggio.

Susanna mi attacca bottone subito, ero entrata nella stanza da un nanosecondo, lei era lì da dieci minuti, faceva giustamente gli onori di casa. È nata a Sarajevo ma cresciuta nella provincia tedesca che critica aspramente, finita poi sei mesi fa a fare la hostess a Dubai per girare il mondo e staccare un po’ la testa (hai capito?).

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Ce l’ha parecchio con gli inglesi e i francesi che si son spazzati via tutti i resti delle civiltà antiche, Grecia ed Egitto, di questi tempi è un leit motiv che si sente parecchio, in queste zone. Sta leggendo il nome della rosa ma mi chiede per favore di non spoilerare, rifiuta i miei inviti a cena e si accoccola fuori dai teatri ateniesi a sbirciare spettacoli di danza tradizionale. Rossella è argentina e arriva qualche ora dopo, non parla molto, ma dopo qualche giorno facciamo amicizia e me la porto a spasso per Atene. Lei è cattolica come me e condivide il mio stupore per le opere contemporaneee di arte ortodossa, che invece Susanna trova scontate.
La mia visita all’acropoli, delegata all’ultimo giorno, ha veramente qualcosa di poetico. Riesco a svegliarmi alle sette (il caldo e l’aria secca di Atene mi svegliano prestissimo) e mi preparo in fretta, rinuncio alla colazione e mi precipito all’ingresso dell’acropoli, che ho capito essere più facilmente raggiungibile passando dal retro (da Tisseio, per intenderci).
La città dorme tutta, c’è solo qualche ventiquattrore aperto e dei tizi che spruzzano acqua dappertutto con una canna, per rinfrescare l’aria, credo. Sono le sette ma il sole picchia già. Io, nel dubbio, mi son coperta parecchio perché non so fino a quando resterò lassù e non voglio rischiare l’insolazione. Quindi insomma sto già sudando. Recupero un succo e qualche biscotto al baracchino sotto la scalinata e poi mi piazzo sulla panchina di fronte al cancello, tipo stalker.
Quando chiedo se posso entrare, il tizio mi risponde che la biglietteria è più in là, io gli rispondo che ho il biglietto, allora si vede costretto ad ammettere che va bene, apre alle otto.
Insomma fin tanto che sto lì vedo che gente che passa, che entra, che si piazza davanti, allora per non rischiare mi alzo e mi metto davanti alla cancellata chiusa, tipo concerto. Alle otto spaccate aprono e io mi infilo su, sbircio un po’ il teatro di Erode ma non c’è tempo, c’è fretta di Partenone, allora giro in su, e sono già ai Propilei, e c’è due o tre persone lì con me, ma forse loro non si rendono bene conto, c’è questa struttura a due ali, con delle colonne bellissime, in questo marmo chiaro, che ti chiama verso su, che ti accoglie, ti abbraccia, e se per caso di giri vedi che dall’altra parte c’è tutta la città, che questa porta gigante è una porta verso la città che si stende, larga e verde, per diversi chilometri.

Ma non c’è tempo, fa caldo, bisogna andare, allora ci passo, li attraverso, e poi arrivo e vedo una cosa controluce, una specie di cantiere, non si capisce.
Mi giro e alle spalle ho sempre i Propilei, che da dietro son quasi più belli, insomma, son proprio belli.

Mi giro e di là ci son delle cariatidi tutte diritte che fanno il loro mestiere da un bel po’, l’eretteo credo sia la parte migliore di questo spazio. Una grande piazza pietrosa, sopraelevata, con la luce radente del mattino e delle architetture maestose e pure. Non so come spiegare, forse
così. Vabe’, comunque poi me la sono data a gambe, il tempo di assaporare l’enormità del Partenone, di buttare un occhio alla città tutta attorno, di notare che le orde di turisti sbarcati dalle crociere avevano già invaso la scalinata dei propilei, ho fatto qualche altra foto al teatro di Erode, mi sono portata sul versante Est e sono sgattaiolata via da un cancello secondario, nella città ancora dormiente. Mi sono persa il tempo di Efesto, che è tipo l’unico intero (Acc!) però insomma tutto sommato la visita è stata piacevole e indolore.

Quella è stata l’ultima giornata ad Atene, in parte spesa a dormicchiare nella stanza che nel frattempo mi ero fatta dare dall’ostello, perché raggiunta dal consorte, e in parte a passeggiare per Plaka e a fare un po’ di shopping pre-partenza (e a perdere a carta di credito, vabbe’)
Il giorno dopo la partenza era stabilita per le otto e mezza, io ho sperato fino all’ultimo di riuscire a fare colazione, ma poi niente, questa cosa di mangiare al mattino è un vizio che mi farete togliere, mannaggiavvoi. Il mio zainone è stato montato incredibilmente sul portabauletto della moto , con aggiunta di zainetti e giacchette varie, e si è partiti verso nuove avventure. In particolare, alle 14:30 era fissato il ritiro dei biglietti del traghetto che ci avrebbe consegnati a Kythira, nel pomeriggio. Il traghetto partiva da Neapoli, e la strada che abbiam fatto si capisce più o meno da qua sotto.

kythira

Che la Grecia è la Puglia e che la teoria delle zolle ci aveva visto bene me l’hanno confermato le distese di ulivi e terra rossa lungo tutto il tragitto. Per gran parte autostradale, ma per fortuna (?) da Sparta in poi autostrada non ce n’è (sì, Sparta, quella Sparta) e quindi abbiamo dovuto imbracciare i nostri mezzi di navigazione e intrufolarci nelle strade della Laconia, discendendo dall’altopiano verso le coste spiaggiose e deserte. Qui è stato fatto il primo pensierino di acquisto casa. Un cosino microscopico sulla strada deserta, appena rialzato rispetto al livello delle spiagge, un posto in cui voler ritornare. Ma la strada calda e sinuosa (eh!) doveva terminare solo al porto di Neapoli (in lingua Νεάπολη Βοιών) in fondo in fondo alla Laconia, con una temperatura africana e un’ora di attesa d’imbarco.

Αθήνα – parte 2

Ieri sono uscita con Rossella, era la sua ultia sera ad Atene e ancora non aveva visto l’Universita’, ho dovuto. Rossella in realta’ si chiama con una sola s, ma e’ argentina e non lo sa. E’ ingegnere civile e rimbalza tra le capitali europee dalla fine di luglio. Stanotte e’ partita per Mikonos e Santorini. Ieri sera pero’ l’ho portata a comprarsi dei sandali dal re dei sandali in una piccola traversa di Monastiraki, un tizio barbuto di mezzaeta’ con un poster di Carrie Bradshow con dedica e una quantita’ mostruosa di sandali ovunque.

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Poi ho ripetuto con lei il giro di Universita’/Accademia/Biblioteca, museo numismatico (il cortile era chiuso!), Stadio Olimpico (prima o poi riusciro’ anche a fotografarlo).
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Il tutto si e’ concluso con un cipollosissimo gyros divorato sedute sui muretti attorno all’ennesima basilica bizantina, in piazza Monastiraki.

Ma a proposito di bizantini (tadaaaaa’) ieri sono finalmente andata al Museo Bizantino e Cristiano (oooooolle’) ed e’ stato fantastico! Qui una breve antologia dei sostanziali motivi del mio entusiasmo:

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1. Si capisce. Le scritte partono dal presupposto che tu non sappia una cazzo di niente (nel mio caso era vero) e ti guidano attraverso un percorso di collegamenti e spunti incrociati. Si parte dalla nascita del cristianesimo, i primi simbolismi, le rappresentazioni di Cristo (il cristo con l’agnello riprende la classica iconografia del portatore di bambino, lo sapevate?), l’evoluzione dei simboli, attraverso l’impero d’Oriente fino alla dominazione turca, l’influenza veneziana, la lotta all’illuminismo.
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2. Lo spazio e’ bello. La corte d’ingresso e’ fighissima. E’ un percorso interessante, su tanti livelli, le esposizioni non hanno molti pezzi, ma sono ben organizzati e pienamente valorizzati dal contesto.
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3. Le informazioni contenute sono immediatamente confrontabili con la realta’ di Atene. E’ un museo bizantino della citta’ di Atene, quindi non c’e’ la raccolta completa dei mosaici di San Vitale a Ravenna. Gli affreschi presenti sono recuperati da chiese greche, presentati in maniera coerente (introduzione sulla chiesa, sul ritrovaento, sul significato dei diversi strati, quindi le opere sono analizzate singolarmente) e sempre rapportati al momento storico della citta’ e al suo significato diacronico (vado sul difficile, mi rendo conto).
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D’accordo, non sapevo niente del mondo bizantino (a proprio nisba, caput) ma il respiro e la ricchezza di questa esposizione mi ha lasciata senza fiato. Bravo!

 

P.S. Tra le cose che ho scoperto: le piccole basiliche che imperlano il tessuto della citta’ sono frutto dell’ondata di costruzioni che ha seguito la chiusura delle scuole di filosofia nel 496(tipo) e hanno caratteristiche molto peculiari. Sono di piccole dimensioni, a croce greca inscritta, di pietra con decorazioni esterne in mattoni, con una cupola ottagonale.

Αθήνα – parte 1

IMG_20130811_124919IMG_20130811_121147IMG_20130811_120033IMG_20130811_121250Passeggiata introduttiva con Manos. Cose che ho imparato:
Quando nessuno se la filava, Atene era sotto occupazione turca, e ci rimase fino al 1830. Il 1830 e’ una data che ricorre nei racconti di Manos; e’ l’anno in cui Atene torna ad essere una citta’, l’anno in cui compaiono i primi edifici pubblici e in cui si ricomincia la costruzione.
L’occupazione turca vedra’ Salonicco adornata di monumenti e nuove costruzioni, lasciando ad Atene la sola possibilita’ di costruire piccole case private.
Del periodo precedente la “rinascita” ad Atene resta solo la cultura bizantina, che invade piccole cappelle e basiliche sparse per la citta’ e un grande museo poco distante dalla Piazza del Parlamento, Sintagma. (museo che sara’ la prossima tappa della vostra inviata).
Arriviamo quindi al 1830, perche’ il nostro primo tour e’ un tour “moderno”, abbraccia quindi il periodo che comincia con il regno austriaco che porta ad Atene tre bellissimi edifici: L’universita’, L’Accademia e la Biblioteca Nazionale. Costruite da un allievo dell-architetto viennese Schinkel, questi edifici presentano una bellezza neoclassica, arricchita da un apparato decorativo ancora deciso e talvolta ispirato a motivi bizantini. Sono di gran lunga gli edifici moderni piu’ belli visti ad Atene, ma questo non diciamolo a Manos.
Queste tre costruzioni volevano essere il simbolo della rinascita ateniese, in un momento in cui gran parte della popolazione era ancora analfabeta (si visiti a proposito il museo della cultura ateniese ospitato da una delle ville padronali piu’ belle sul viale Vasilissis Sofias) e furono ispirate (per non dire copiate) ad alcuni dei principali edifici viennesi. Ma poi, voglio dire, quello che funziona.
Le foto di questi tre edifici non le ho fatte perche’ era buio e perche’ mi state fondamentalmente sulle balle.
Atene parte 1 finisce qua.
Qui sopra vi beccate le foto che ho fatto stamattina all’agora’ e alla Stoa’ di Attalo. Ma senza commentario.