Un anno di rivoluzione

 


Sono un paio d’anni, ormai, che a capodanno, negli auguri, seguo la scia del mio amico Rob e scrivo “per un nuovo anno di rivoluzione”. Suona abbastanza rock’n’roll e fa la sua figura. Riguardo al significato, poi, nessuno si interroga mai sul significato degli auguri.
Ecco, a forza di rimbalzarmi indietro, mi sa che stavolta tutti quegli ” anche a te” hanno funzionato.
Sin dall’inizio, quest’anno ha portato con sé un grosso, spaventoso potenziale che ora sembra essersi scatenato in tutta la sua furia rivoluzionaria.
Spiego spaventoso: quando lo studio per cui lavori non riceve più incarichi e quelli che ci sono si strascinano e i cantieri non partono mai eccetera, insomma uno un po’ se l’aspetta, però finché non senti la frase “non posso più pagare” ti limiti a guardare offerte di lavoro in Canada e a Londra e a fantasticare di vite oltreoceano.

La frase è stata proferita un lunedì di qualche mese fa, quando ero in ben altre faccende affaccendata, e questa storia del lavoro non la stavo considerando più di tanto.

C’è stata la botta, l’assestamento, poi una specie di germogliare: di idee, di contatti, di proposte.  Mi ero fatta l’idea che nello stand by lavorativo avrei potuto trovare il tempo per fare quelle cose che uno aspetta di poter fare, quel famoso progetto di ricerca chiuso nel cassetto, il curriculum come si deve, le foto ai lavori vecchi, instaurare una collaborazione freelance con quel gruppo di architetti fichi.

Tutto bene, tutto bello, un sacco di idee nuove, l’entusiasmo, il tempo per stare in giro, per vedere, per leggere. Un paio di ristrutturazioni da seguire per i fatti miei, la speranza che forse le cose arrivano al momento giusto.

Poi passa un mese, io passo dallo studio ormai soltanto per coprire quando non c’è nessuno, a pranzo mi cucino le polpette e al pomeriggio finisco sempre per fare un pisolo, solo che il conto in banca è sempre lì, che mi guarda con gli occhi spenti, le ristrutturazioni che dovevano partire non partono e per quanto non lo si voglia mai, il panico arriva.

E quindi insomma quando salta fuori che c’è un amico di amici che cerca degli architetti (esiste ancora qualcuno che cerchi architetti?) mandare il cv è giocoforza, il colloquio è duretto perché sono fuori allenamento, ma il posto è mio.

E adesso?

Che ne è dei miei sogni di gloria, del tempo per la ricerca, per le cose belle e nuove?

Ho ancora qualche giorno per sistemare il progetto di ricerca e inviarlo, portare quella pratica al catasto, fare gli incontri per il vecchio studio e passare il testimone a chi di dovere. Poi si comincia. Vita nuova, ditta nuova. Potrebbe essere bellissimo e gratificante e farmi svoltare la carriera come essere un lavoro logorante e frustrante. Come sempre, bisogna stare a guardare.

Col cervello bene acceso e il respiro calmo.

il mio pane senza impasto

(riassunto delle puntate precedenti)
1.Il signor Jim Haley, proprietario della Sullivan St Bakery di New York, ha inventato un pane così facile da fare che anche un bambino di sei anni (nel video lui dice di quattro) può fare un pane più buono di quello di un panettiere.
Io non ho seguito da vicino la vicenda, ma ho scoperto i fatti in seguito grazie a questo bellissimo post di comidademama, pieno di link alle cose giuste per approfondire l’argomento.
2. Il signor Storvandre con cui convivo da mesi spesso si diletta nella panificazione, che nel suo caso è l’appallottolamento e cospargimento di semi da effettuarsi su impasto acquistato al Pam. Ma noi questo non possiamo più permetterlo.

Se ne deduce che, con i miei tempi, mi sono eventualmente dedicata alla suddetta panificazione, seguendo la ricetta di comidademama (italianizzata), con risultati che giudicherete.

 

ingredienti:

    1. 500 g di farina
    2. un cucchiaino di sale
    3. 2,5 g di lievito di birra fresco
    4. mezzo litro d’acqua


ho sciolto il lievito nell’acqua tiepida e l’ho aggiunto alla farina già salata. poi ho cercato di dargli una forma di palla, raccogliendo tutto con le mani e l’ho messo in una ciotola.

l’ho lasciato su uno scaffale del soggiorno per trenta ore (che sono tantissime ma non avevo scelta) coperto da una pellicola.

si presentava come un blob bollicinoso e ho cercato di rovesciarlo sul piano infarinato (senza riuscirci tantissimo) e fare quella cosa dei bordi; la cosa dei bordi è: tiri un lembo del magma verso il lato opposto a dove l’hai preso, poi di nuovo con gli altri tre spigoli immaginari. dovresti aver spolverato di farina, prima di fare quest’operazione; io ho spolverato tantissimo e alla fine della cottura si vedeva ancora un po’ di farina dentro. se non hai capito l’operazione degli spigoli (non è colpa tua) guardala qui.
L’ho lasciato riposare un quarto d’ora coperto da una pellicola

poi l’ho riempito di semi di sesamo sopra e sotto (girarlo non è proprio un gioco da ragazzi)  e l’ho avvolto in uno strofinaccio in cui l’ho lasciato riposare altre due ore

 

(mentre installavo ICS sul Galaxy S, nota che non c’entra niente)

Dopo circa un’oremmezzo ho acceso il forno a duecentotrenta gradi con dentro la pentola di ghisa in cui avrei cotto il pane.
Dopo due ore si prende il pane e lo si ietta violentemente dentro la pentola incandescente, si copre con un foglio di alluminio (nel mio caso; meglio sarebbe un coperchio ma io nuncellò) e lo si lascia cuocere mezz’ora così.
Poi si toglie l’alluminio e si lascia ancora almeno dieci minuti fino alla doratura desiderata (e qui il forno mi ha abbandonato e non si è dorato per niente, ma vabe’)

Stamattina il consorte ha avuto l’onore dell’assaggio e ha detto che era “assolutamente da rifare, uguale a quello della panetteria” U_U

LOROSCOPO di Azael

Siccome a tutti fa piacere sbirciare che cosa l’anno nuovo ha in serbo per noi ma spesso è difficile trovare chi lo dica con le parole giuste, ho qui raccolto ad uso di tutti voi le previsioni del genio di Azael per il nuovo anno.

(e auguri, eh)

L'oroscopo di Rob Brezsny - Illustrazione di Francesca Ghermandi

ariete: amici dell’ariete da una parte, le femmine dall’altra, disponetevi su due file

toro: vento forte dal quadrante di nordovest, mare leggermente mosso

gemelli: per gli amici dei gemelli sarà un anno di sei lettere

quest’anno i nati sotto il segno del cancro saranno venduti al liverpool in cambio di fernando torres e soldi

leone: no tranquilli, è acqua

vergine: va bene ma controlla la punteggiatura

bilancia: se è colpa tua dillo al brigadiere e aspetta nella saletta, là

quest’anno per i nati sotto il segno dello scorpione sarà giovedì

sagittà: i nati sotto il segno del sagittario sono a casa di Luisa, attenzione che fuori c’è ghiaccio

capricorno: traffico congestionato tra barberino di mugello e roncobilaccio per incidente, deviazioni consigliate sul posto

acquario: per i nati sotto il segno dell’acquario sarà un anno pieno di cose rettangolari rosse, smussate sugli angoli

pesci: gli amici del segno dei pesci quest’anno avranno un bambino e lo chiameranno Ariannide, poi egli diventerà capo di un popolo di conquistatori messicani e fonderà una città di nome Senales, nei pressi di Saronno. La salute tutto bene.

Come il prezzemolo da Basilico.

Ieri inaugurazione della mostra di Gabriele Basilico al Palazzo delle Stelline.
La mostra è su Istanbul, lui è uno dei fotografi di architettura del mio cuore e i suoi bianchi e neri mi lasciano (quasi) sempre senza fiato. Lì ce ne sono tre che vorrei aver scattato io, ad esempio.

E’ stato un caso ch’io sia riuscita ad entrare perché
senza biglietto e c’era tutta la milano bene accalcata davanti alle foto panoramiche a dire “io son stato qui e poi qui e poi”.
La mostra stava tutta in una stanza e in quella affianco c’era un sacco di gente e non capivo e poi ho visto Basilico e ho capito che la gente era accalcata addosso a lui. C’era una stanza per le foto e una per lui. La progettazione degli allestimenti museali prende una svolta sociologica considerevole.

Poi per fortuna si è arrivati al buffet, che c’era, e non era nemmeno male, essendo la mostra ufficialmente a invito. Frittatine, ciotoline microbiche e molto chic di mascarpone, noci e insalata e un sacco di bottiglie di spumanete. Ovviamente per guadagnarsele c’era da fare una coda che manco l’iphone4.

E poi ho finalmente imparato qualcosa. A una mostra di Basilico ho scoperto che mi piace la fotografia di Franco Fontana, che fotografa a colori eppure riesce a emozionare, che ha uno spessore che (mi azzardo ignorantemente a dire) pochi italiani hanno.

Adesso potete insultarmi.

[hai voglia a dirmi, No, Non importa mica, perché ormai mi sento in colpa]

“Io son uno che spesso perde la pazienza. Non con uno in particolare, perdo la pazienza. La perdo e basta, e allora, quando ho perso la pazienza, son uno che non parla. Non con uno in particolare, non parlo e basta.”

Leggo: Cratete, Non so Leggere le Ore

himalaya

come la poesia che sta appesa sul mio letto. e quando l’ho appesa, mi toccava il cuore, ci ho pianto per giorni, e poi adesso basta. adesso è lì, e io non la leggo nemmeno. però non la tolgo, perchè se no mancherebbe qualcosa. e allora la lascio lì.
ecco, così anch’io, adesso, sto qua.
ma potrei essere da un’altra parte, io, per me. ma devo star qua così tutte le persone che mi vedono, a me, come quella poesia, continuino a vedermi qui, che se no gli manca qualcosa.
ché io, per me, potrei essere sulla cima dell’himalaya e chissà che bei tramonti vedrei, da lì.
però sto qui.
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nuotando in acque ben più alte (di quelle della piscina in cui avevo promesso di andare)

ochei, sì, mi sono fatta attendere un bel po’
ma stasera
siccome che sono ancora viva
e poteva non essere così banale
che lo fossi
ecco credo
che sia il caso di festeggiare,
di farvi sapere che sono viva
viva e anche leggera,
leggera per via di queste Teste di Radio che sembrano fermarmi il sangue nelle vene
polverizzarlo
…zum!

e mi viene in mente questa mia amica,
G.
che oggi ha offerto la cosa più bella del mondo
a una persona
ha preso se stessa e si è come messa in palmo di mano
come una petalo di rosa da soffiare via
così
lei ha messo
tutto quello che è
e poi: puf.
lei si è offerta, tutta quanta
tutta così lieve
e poi: fiù.

ma non è stato lieve, non come un petalo che cade, no
lei è caduta proprio di piombo a terra
lei
e con lei io
io
io e lei
col sedere giù: pam.

perchè così capita alle volte
che si riesca a sentire
perfettamente le stesse cose
dentro, giù.
che io questa cosa qua del cadere
già ce l’avevo tra le mani da un po’
però mi figuravo che fosse una sensazione fallace
le paure che ti offuscano la strada
i pensieri ripetuti troppo forte che poi
ci credi e loro si avverano;
e invece proprio no.
le cose brutte succedono e basta.

e tu puoi essere anche l’ottimista più ottimista del mondo
vivere nel migliore dei mondi possibili
la migliore vita possibile
nel miglior modo possibile
che, guarda, non cambia proprio niente.

puoi provare a metterti in faccia un sorriso da pagliaccio
se vuoi
anche se carnevale è passato
-i sorrisi da pagliaccio fanno un po’ paura, lo so
soprattutto a quelli che come me sono cresciuti con l’incubo di IT-
ma quella cosa struggente della canzone di Vinicio
che i pagliacci non ridono mai per se stessi
ecco
forse ogni tanto
ci si può provare
a fare come quei poveri pagliacci
a ridere per gli altri
a mettersi su un sorriso enorme
anche se non ci si crede
così per provare
sorridere
e vedere che forse
magari serve.

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